” Uscii dall’acqua bagnato ed entrai dentro le chiese barocche. Sempre attraverso questa distorsione, con tutti i miei timori e paure natali. Giravo con la macchina fotografica, in cerca di chiese barocche per Roma, le imprimevo topograficamente, dal basso verso l’alto, dai lati e dall’esterno. Ad ogni chiesa scattavo in media 300 foto (ormai e per fortuna, le foto erano digitali). Poi continuavo sempre con il mio metodo di selezione, cioè, guardavo e mi perdevo nella miriade di scatti fatti. Quello che mi convince- va, lo riportavo su photoshop, tentando una simulazione che poi avrei raggiunto dipingendo. Iniziavo a distruggerlo, distorcerlo, scomporlo, attraverso pennellate forti, espressive, totali. Ritmavo l’esecuzione pittorica, con pause di respiro e concentrazione, at- traverso la foglia d’oro, a ogni pennellata, affiancavo campiture d’oro. La fedeltà di interpretazione era complessa e sofferente. Infatti restai bloccato con il braccio destro, per una forte tendinite. Ero anche molto arrabbiato, perché era morto il mio caro amico Fabio.
Chissà ora dove starà?
Vabbè, lo ricordo benissimo e poi gli dedicai questo lavoro con una mostra, intitolandola al suo cognome, Lo Re.”


tratto da “Il Doganiere” di Nicola Rotiroti casa editrice domestica Maicol Rice 2019

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